La Mustardela

La mustardela o mustardera è un insaccato tradizionale riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (P.A.T.) italiano. Fa inoltre parte dei presidi Slow Food con il nome di Mustardela delle valli valdesi. Viene prodotto in Piemonte, nelle Valli Valdesi.

Storia

Si presume che le origini della mustardela siano molto antiche e che avrebbe radici nella tradizione occitana. Il primo documento che la menziona risalirebbe al XII secolo. Dopo alcuni secoli ricompare tra i prodotti che i Valdesi della Val Pellice esportavano in cambio di cereali coltivati dai contadini cattolici della pianura padana. Oggi il salume è prodotto da pochissimi macellai che dispongono di un mattatoio privato (un fatto che non ha eguali in Italia) ed è valorizzato dal Presidio Slow Food.

Consumo

La mustardela viene consumata fresca spalmandola sul pane, oppure saltata in padella con le cipolle. Dopo essere stata brevemente bollita può invece servire come accompagnamento per la polenta e per le patate bollite. Oltre alle ricette tradizionali della zona d’origine nel tempo cuochi e ristoratori hanno ampliato l’utilizzo della mustardela sviluppando nuove ricette.

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Cinta Senese

Storia

La cinta senese è una rustica razza Italiana particolarmente antica che trae il nome dalla sua area di diffusione, le colline del senese e probabilmente già allevata al tempo dei romani.

Le prime attestazioni sicure della sua presenza risalgono al tardo medioevo quando Ambrogio Lorenzetti ritrasse la specie in un proprio affresco del 1338, dal nome Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo (nel riquadro La campagna ben governata), conservato nel Palazzo Comunale di Siena.

Fu rappresentata anche in dipinti e affreschi anche precedenti, dal XII secolo. La razza era probabilmente conosciuta anche al di fuori della Toscana; fu rappresentata anche in altri dipinti, ad esempio nella Cappella dell’Annunziata della Chiesa di san Sebastiano di Venezia, in un’opera pittorica di esecuzione faentina, datata 1510.

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La Carne di Fassona

La Fassona Piemontese è una razza bovina autoctona del Piemonte originariamente a triplice attitudine. Viene utilizzata oggi principalmente per la carne, in particolare per la presenza di una ipertrofia muscolare della coscia (detta fassone o doppia coscia), e rappresenta tuttora un elemento caratterizzante del territorio piemontese.

Storia

Esistono molte teorie riguardo all’origine di questa razza, tutte concordanti sul fatto che si tratti di una razza di antica origine. Basandosi su somiglianze morfologiche e testimonianze archeologiche, il professor Silvano Maletto (Università degli Studi di Torino) ipotizzò in un bovino pleistocenico di tipo Aurochs uno dei progenitori della razza Piemontese. In seguito, in un periodo compreso fra il paleolitico medio e superiore (25.000-30.000 anni fa), una grande migrazione di Zebù originari del subcontinente indiano portò all’incrocio delle due popolazioni. Gli allevamenti di razza piemontese sono fatti risalire alla fine del 1800.

Ad oggi la razza piemontese è allevata per lo più nelle Province di Asti, Cuneo e Torino.

È ora utilizzata principalmente come razza specializzata da carne ad alta resa di macellazione e alte percentuali di tagli di prima categoria. Il lavoro che in passato forniva è stato sostituito dalla meccanizzazione agraria, mentre per la produzione specializzata del latte vengono utilizzate razze bovine specializzate in tal senso. Rispetto ad altre razze da carne la produzione di latte è comunque maggiore e spesso, una volta coperte le necessità del vitello, all’allevatore rimane un surplus che viene in genere destinato alla produzione dei formaggi tipici della regione quali toma, Castelmagno o Raschera.

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